Chi Siamo

L' Organizzazione Sindacale Fials ( Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanita' ) nasce nel 1972 e ben presto diviene un’organizzazione sindacale che raggiunge un livello di rappresentatività tale da permetterle di accedere al panorama sindacale nazionale nel 1977.

Nel 1988 confluiscono nelle sue fila altri lavoratori che fuoriescono dai Sindacati Confederali e che manifestano in tal modo il loro disagio verso una rappresentanza che non incontra più il loro consenso, ciò ha contribuito alla crescita a livello nazionale della nostra Organizzazione ed alla sua diffusione quasi capillare sul territorio.

I primi anni furono caratterizzati da forti discriminazioni perpetrate ai danni della Fials, sia da parte delle amministrazioni che delle altre Organizzazioni Sindacali, volte a negare alla Fials la partecipazione ai tavoli negoziali; tutto ciò non ha impedito la crescita del consenso tra i lavoratori che ha collocato la Fials, in alcune realtà Italiane al primo posto, lasciando dietro le tre Confederazioni tradizionali.

Problemi organizzativi e di non condivisione di talune scelte politiche-sindacali Nazionali, hanno indotto la Fials a revocare la propria adesione alla Cisal, costringendo il gruppo dirigente della Fials a perdere una forte connotazione confederale.

La Fials non è più aderente alla Cisal ed oggi aderisce alla Conf.sal., Confederazione che vanta, tra le Federazioni aderenti, lo Snals, il sindacato della scuola più rappresentativo del settore in Italia. 
Attraverso la fusione con la Confsal Sanità si è dato origine ad una nuova aggregazione che vede nella Federazione Nazionale Fials aderente Confsal il raggiungimento della maggior rappresentatività a livello nazionale con la possibilità di partecipare di diritto alle riunioni per la stesura dei contratti di categoria e ai tavoli di contrattazione aziendale a pieno titolo, forti soprattutto delle proprie idee e del sostegno dei lavoratori.

L’ultimo congresso nazionale ha ridefinito la composizione degli Organi della Organizzazione e dei quadri dirigenti eleggendo a Segretario Nazionale Giuseppe Carbone di Brindisi.

La FIALS ritiene che in questa società che sostituisce e modifica il lavoro, anche il Sindacato debba cambiare e modificarsi. Oggi il sindacato nel suo complesso rappresenta 5 milioni e mezzo di persone, meno del 10% dei cittadini, poco più di un quarto dei lavoratori.

Siamo un’associazione trasversale alle forze politiche, che agisce a partire dalle esigenze quotidiane dei singoli operatori della sanità, al di fuori di ogni logica partitica.

Quale sindacato operante nella sanità, sia pubblica che privata, la FIALS è consapevole delle grandi contraddizioni che un quadro normativo in perenne mutamento sta evidenziando.

Le professioni sanitarie, la cui centralità è indiscutibile, non possono continuare a vivere la contraddizione tra una professionalità richiesta e pretesa ed un trattamento normativo ed economico risibile, per cui chiediamo il rispetto dei ruoli, delle funzioni, delle responsabilità e dei profili degli operatori delle professioni sanitarie.

Tra l’altro la FIALS ha notato l’assenza di una proposta che miri a risolvere il problema delle pesanti condizioni di lavoro dei professionisti sanitari e della sua precarizzazione nonché delle pessime retribuzioni, se queste ultime devono essere proporzionali alla quantità e qualità del lavoro prestato, è pretestuoso continuare con una politica di aumenti che non riconoscono la professionalità del lavoro svolto.

A cosa sia dovuta la disaffezione dei lavoratori alle organizzazioni sindacali Confederali tradizionali è facilmente intuibile:la loro dipendenza partitico-politica, clientelismo, con una parola tanto in voga la  CONCERTAZIONE.

E’ all’ombra di questo termine che si sono concretizzati i maggiori danni per i lavoratori.

E’ attraverso la concertazione che:

  • governo-sindacati confederali hanno varato la riforma delle pensioni;
  • è stata elevata la soglia di rappresentatività per escludere i sindacati autonomi.

La FIALS inoltre ritiene che sia giunto il momento di volgere lo sguardo alla possibilità di abbandonare il vecchio modo di fare contrattazione per arrivare, con una visione più ampia e complessiva possibile, alla formulazione di un contratto europeo.

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