
TITOLO III
Dell'igiene del suolo e dell'abitato
Capo V - Degli alberghi
231. Per l'apertura degli alberghi, oltre l'autorizzazione prescritta nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (211), occorre, ai fini igienico-sanitari, anche l'autorizzazione del podestà, che la concede su parere favorevole dell'ufficiale sanitario (212).
Contro il provvedimento del podestà, è ammesso ricorso al prefetto che decide sentito il medico provinciale.
La decisione del prefetto è definitiva.
Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa da lire 40.000 a lire 200.000 (212/a)(213).
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(211) Vedi l'art. 86, R.D. 18 giugno 1931, n. 773.
(212) Per la tassa di concessione governativa, vedi il n. 30 della tab. alleg. A, al D.P.R. 1° marzo 1961, n. 121, alla voce Concessioni governative (Tasse sulle).
(212/a) La sanzione originaria dell'ammenda è stata sostituita, da ultimo, con la sanzione amministrativa dall'art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689, riportata alla voce Ordinamento giudiziario. L'importo della sanzione è stato così elevato dall'art. 3, L. 12 luglio 1961, n. 603, riportata alla voce Sanzioni pecuniarie in materia penale (Aumento delle), nonché dall'art. 114, primo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in relazione all'art. 113, primo comma, della stessa legge.
(213) Le disposizioni degli artt. 231 e 232 del presente T.U. sono state estese dalla L. 16 giugno 1939, n. 1112, riportata alla voce Affittacamere, alle pensioni, locande, alberghi diurni, affittacamere, ristoranti, trattorie, mescite, caffè, osterie.
232. La vigilanza sulle prescrizioni igieniche sugli alberghi, oltre che al podestà, spetta anche all'ente provinciale per il turismo (214).
Il podestà, anche su proposta dell'ente provinciale per il turismo (214), sentito l'ufficiale sanitario, quando un albergo è giudicato insalubre per la sua ubicazione, oppure per le condizioni dei locali o delle dipendenze e relativi impianti ed arredamenti, può prescrivere all'esercente i lavori necessari per rimuovere le cause di insalubrità. Se l'esercente non voglia o non possa eseguire tali lavori, può ordinare la chiusura dell'albergo.
Contro l'ordinanza, che prescrive la chiusura oppure i lavori di risanamento ritenuti indispensabili, è ammesso ricorso al prefetto che decide sentito il medico provinciale.
Il provvedimento del prefetto è definitivo.
Quando un albergo si trovi posto in zona malarica e non sia opportuno, per ragioni di pubblico interesse, ordinarne la chiusura, debbono essere adottate, secondo le prescrizioni dell'ufficiale sanitario, misure efficaci di difesa antianofelica (213)(215).
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(214) Così sostituita l'originaria dizione «ente nazionale per le industrie turistiche» dall'art. 23, D.P.R. 28 giugno 1955, n. 630.
(214) Così sostituita l'originaria dizione «ente nazionale per le industrie turistiche» dall'art. 23, D.P.R. 28 giugno 1955, n. 630.
(213) Le disposizioni degli artt. 231 e 232 del presente T.U. sono state estese dalla L. 16 giugno 1939, n. 1112, riportata alla voce Affittacamere, alle pensioni, locande, alberghi diurni, affittacamere, ristoranti, trattorie, mescite, caffè, osterie.
(215) Vedi, anche, il regolamento per le migliorie igieniche negli alberghi, approvato col R.D. 24 maggio 1925, n. 1102, e riportato alla voce Alberghi, pensioni, e locande, e gli artt. 10-12, D.C.T. 29 ottobre 1955 (Gazz. Uff. 5 novembre 1955, n. 255), per l'attuazione del decentramento amministrativo, in materia di turismo.









